NEWS 119
Lavoro, nuova stretta sui contratti a termine: le modifiche al Jobs act
Si riscrive il Jobs act
Partiamo dal lavoro privato. Con un tratto di penna si riscrive l’articolo 28, commi due e tre, di uno dei principali decreti attuativi del Jobs act, il n. 81 del 2015, consentendo al lavoratore di poter ottenere un risarcimento economico superiore alle 12 mensilità di retribuzione (oggi previste come limite massimo e onnicomprensivo) qualora dimostri di aver subito un “maggior danno”.
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Gli effetti di tale intervento
La modifica è molto pesante, e si applica a fattispecie non proprio secondarie, ora che sono state reintrodotte le causali, vale a dire alle illegittimità di proroghe e rinnovi oltre i 12 mesi. Ricostruiamo la vicenda e i potenziali effetti (negativi) dell’intervento, passato indenne durante l’esame parlamentare, nonostante il coro di critiche degli esperti di diritto del lavoro. Proprio per evitare comportamenti opportunistici e tempistiche oltremodo dilatate dei contenziosi (per ottenere risarcimenti più alti) il Legislatore del 2015 aveva previsto, con ragionevolezza, due cose. La prima, ha stabilito che in caso di trasformazione del rapporto a termine in contratto stabile il giudice possa anche riconoscere al lavoratore, a titolo di risarcimento del danno, un’indennità onnicomprensiva nella misura compresa tra un minimo di 2,5 e un massimo di 12 mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento. La seconda, ha previsto, in presenza di Ccnl intervenuti sul tema, una riduzione del risarcimento della metà.
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