NEWS 79
Sanzioni maggiorate solo per il lavoro nero iniziato dal 2 marzo
Si applicano le norme in vigore quando il datore non ha comunicato l’assunzione e non quelle di quando è stato scoperto
di Antonella Iacopini
L’impiego di lavoratori subordinati senza aver preventivamente comunicato l’instaurazione del rapporto di lavoro al centro per l’impiego, sanzionato dall’articolo 3 del Dl 12/2002 (cosiddetta maxisanzione), integra un illecito di tipo omissivo istantaneo con effetti permanenti. In altre parole, rileva il momento dell’inizio del rapporto di lavoro, ossia quando il datore di lavoro ha omesso di effettuare la comunicazione di assunzione, rendendo il rapporto di lavoro sommerso, e non più a quello della sua cessazione. Pertanto, in virtù del principio del tempus regit actum, andrà applicata la normativa, anche sanzionatoria, vigente in quel momento.
per tutti gli illeciti commessi dal 2 marzo, ossia per i rapporti di lavoro irregolari iniziati da tale data, le fasce sanzionatorie applicate saranno:
da 1.950 a 11.700 euro per ciascun lavoratore irregolare, in caso di impiego del lavoratore sino a 30 giorni di effettivo lavoro;
da 3.900 a 23.400 euro per ciascun lavoratore irregolare, in caso di impiego del lavoratore da 31 e sino a 60 giorni di effettivo lavoro;
da 7.800 a 46.800 euro per ciascun lavoratore irregolare, in caso di impiego del lavoratore oltre 60 giorni di effettivo lavoro.
[8/9, 08:57] Papà: NEWS 80
Contratto a tempo determinato, è nullo se il datore non rispetta questi limiti (ma puoi fare ricorso): ecco come fare
Vediamo quali limiti la legge prevede per i contratti a tempo determinato e quali conseguenze in caso di mancato rispetto
In Italia, normalmente, l’assunzione di un lavoratore avviene mediante la sottoscrizione di un contratto di lavoro a tempo indeterminato, che costituisce la forma più comune e diffusa. Tuttavia, il nostro ordinamento giuridico, per venire incontro alle esigenze del mercato del lavoro, ha previsto diverse tipologie di contratti di lavoro atipici, ovvero non rientranti nella categoria del contratto di lavoro a tempo indeterminato.
Tra questi contratti atipici, il contratto a tempo determinato è senza dubbio il più frequente. Questo tipo di contratto consente ai datori di lavoro di assumere dipendenti per un periodo di tempo specifico e predefinito. Alla scadenza di questo periodo, il rapporto di lavoro termina automaticamente, senza alcuna necessità di preavviso.
Proprio queste sue caratteristiche rendono il contratto a tempo determinato uno strumento sicuramente vantaggioso per i datori di lavoro che, in particolari momenti, necessitano di forza lavoro. Tuttavia, l’impiego di questa forma contrattuale è soggetto a specifici limiti che il datore di lavoro deve rigorosamente osservare.
Il mancato rispetto di tali limiti può rendere il contratto nullo.
Vediamo, quindi, quali sono i limiti di utilizzo di tale forma contrattuale e le conseguenze in caso di mancata osservanza degli stessi.
Secondo il Decreto Dignità, n. 87/2018, la durata massima dei contratti a termine è pari a 24 mesi. Più analiticamente, la legge prevede che le parti possano decidere liberamente di stipulare un contratto a termine, di durata comunque non superiore a 12 mesi.
Tuttavia, l'eventuale rinnovo del contratto o la stipula dello stesso per un periodo non superiore a 24 mesi sarà possibile solo in caso di esigenze temporanee e limitate. In presenza, poi, di specifiche esigenze tecniche, produttive oppure organizzative, il termine può essere prorogato fino a 36 mesi. In ogni caso, le proroghe sono soggette a controlli da parte delle autorità, che dovranno confermarne la validità.
Altro limite in cui incorre il datore di lavoro concerne il tetto massimo di lavoratori a tempo determinato che possono essere assunti.
In questo caso, la legge italiana prevede un limite del 20%, calcolato sul numero complessivo dei lavoratori a tempo indeterminato che già operano nell'azienda.
Con la previsione di questo limite, lo Stato tenta di ridurre un impiego eccessivo di tali forme contrattuali, garantendo al contempo una maggiore stabilità nel mercato del lavoro.
Cosa succede in caso di mancato rispetto dei detti requisiti?
Ebbene, in questi casi, qualora il datore di lavoro si renda inadempiente rispetto agli obblighi di legge, il dipendente avrà il diritto di chiedere la stabilizzazione del contratto oppure potrà chiedere l'attivazione di altre forme di tutela.
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