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Entro quanto il datore di lavoro deve erogare il trattamento di fine rapporto? Cosa fare se non lo paga? Qual è la tempistica prevista dalla legge, dalla contrattazione collettiva e dalle prassi aziendali.


Una domanda ricorrente i tempi di pagamento del Tfr, il trattamento di fine rapporto detto anche liquidazione o buonuscita.


Le incertezze derivano dal fatto che la legge non prevede espressamente un termine entro il quale il datore di lavoro deve versare ai suoi ormai ex dipendenti la cifra che gli spetta. E a volte anche la contrattazione collettiva (i Ccnl applicabili alle varie categorie e comparti d’impiego) non prevede termini precisi e tassativi, ma fornisce solo indicazioni di massima.


Tfr: quando spetta

Va detto subito che il Tfr spetta in tutti i casi di cessazione definitiva del rapporto di lavoro, a prescindere dai motivi: quindi va pagato nei casi di licenziamento, di dimissioni volontarie, di scadenza del contratto a termine, di pensionamento e anche di decesso del lavoratore, nel qual caso la somma va corrisposta ai suoi familiari superstiti (coniuge, figli, genitori) ed eventuali altri eredi.


Chi ha diritto al Tfr

Hanno diritto al Tfr tutti i prestatori di lavoro subordinato, compresi i lavoratori a tempo parziale e con contratti a termine, di apprendistato o di formazione lavoro. Il Tfr è dovuto anche per i lavoratori in prova, se al termine di tale periodo il contratto cessa anziché convertirsi in assunzione.


Tfr: come si calcola e a quanto ammonta

Il Tfr è una forma di retribuzione differita, che matura mensilmente e viene accantonata ogni anno dal datore di lavoro; per le aziende con più di 50 dipendenti è obbligatorio versare la somma in un apposito Fondo presso l’Inps.


L’importo del Tfr ammonta, ai sensi dell’, ad una quota della retribuzione annuale complessiva (che comprende tutte le somme corrisposte in dipendenza del rapporto di lavoro: ad esempio, il compenso per il lavoro straordinario, i premi di produttività e la tredicesima, purché a titolo non occasionale, e con esclusione dei rimborsi spese), divisa per 13,5%. Quindi il Tfr annuale ammonta a poco meno di un mese di normale retribuzione e per essere precisi, al 6,91% della retribuzione annua.


Questa quota viene proporzionalmente ridotta per i periodi infrannuali: ad esempio, se un lavoratore dà le dimissioni il 10 agosto, avrà diritto alla metà del Tfr per quell’anno, e a un quarto se si dimette il 10 aprile. 


Pertanto l’ammontare del Tfr diventa tanto più consistente quanto più la retribuzione è elevata e il tempo trascorso presso lo stesso datore di lavoro è stato lungo.


Come posso sapere quant’è il mio Tfr?

Per vedere l’importo del tuo Tfr, puoi controllare la CU (Certificazione Unica, che il datore di lavoro è tenuto a rilasciarti annualmente) verificando la cifra che risulta esposta nella voce «Trattamento di fine rapporto». C’è anche l’indicazione dell’eventuale versamento del Tfr ad un fondo previdenziale (la cosiddetta pensione integrativa), se hai optato per tale scelta. Trovi maggiori dettagli nell’articolo: ““.


Entro quanto tempo va pagato il Tfr?

Come abbiamo detto nell’introduzione, la legge non fissa una tempistica precisa entro la quale il datore di lavoro deve provvedere al pagamento del Tfr ai suoi dipendenti in tutti i casi di cessazione definitiva del rapporto.

Tuttavia i contratti collettivi, il principio di buona fede e lealtà nell’esecuzione dei contratti e le prassi aziendali richiedono il rispetto di un termine di circa 30/45 giorni dalla data in cui il rapporto di lavoro è terminato.


In ogni caso, il diritto alla percezione del Tfr sorge in capo al dipendente sin dal momento della cessazione del rapporto: pertanto, i datori di lavoro più solerti lo liquidano insieme alla busta paga dell’ultimo mese di lavoro.


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