NEWS 17

Verifiche fiscali, la Corte europea dei diritti umani condanna l’Italia: “I poteri di Entrate e Guardia di Finanza vanno limitati”

Le autorità hanno al momento un "potere discrezionale illimitato" su portata e condizioni delle ispezioni, scrive la Corte, secondo cui Roma ha violato i diritti di 13 aziende di Foggia e comuni vicini

L’Italia deve riformare la normativa e la prassi che regolano le ispezioni e verifiche fiscali nelle sedi di aziende e luoghi usati per attività professionali. È il giudizio della Corte europea dei diritti umani, che ha condannato l’Italia per aver violato il diritto al “rispetto di domicilio e corrispondenza” della Italgomme Pneumatici e altre 12 aziende di Foggia e comuni vicini, in relazione alle ispezioni condotte dalla Guardia di Finanza o Agenzia delle Entrate nei loro locali. Secondo la Corte infatti le autorità hanno al momento un “potere discrezionale illimitato” su portata e condizioni delle verifiche, che possono implicare l’esame, la riproduzione e il sequestro di documenti contabili e scritture extracontabili.

Le ispezioni esaminate dalla Cedu sono avvenute tra il 2018 e il 2022, ma la Corte ritiene che le criticità siano dovute a un problema generale legato alle leggi e prassi in vigore, che “non forniscono sufficienti salvaguardie, perché la legalità, necessità e proporzionalità degli interventi non è soggetta a sufficiente scrutinio”. E ha respinto la difesa del governo, che aveva evidenziato come le verifiche puntino a combattere l’evasione discale e siano pianificate ogni anno in base alle linee guida dell’amministrazione fiscale e del ministero dell’Economia. Non solo: i ricorrenti, aveva sottolineato, avrebbero dovuto fare ricorso. Secondo i giudici “è cruciale” adottare specifiche misure per risolvere le criticità.




SOSTIENICI

ECONOMIA

ECONOMIA

Verifiche fiscali, la Corte europea dei diritti umani condanna l’Italia: “I poteri di Entrate e Guardia di Finanza vanno limitati”


Le autorità hanno al momento un "potere discrezionale illimitato" su portata e condizioni delle ispezioni, scrive la Corte, secondo cui Roma ha violato i diritti di 13 aziende di Foggia e comuni vicini


di F. Q. | 6 FEBBRAIO 2025

CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO

FISCO

L’Italia deve riformare la normativa e la prassi che regolano le ispezioni e verifiche fiscali nelle sedi di aziende e luoghi usati per attività professionali. È il giudizio della Corte europea dei diritti umani, che ha condannato l’Italia per aver violato il diritto al “rispetto di domicilio e corrispondenza” della Italgomme Pneumatici e altre 12 aziende di Foggia e comuni vicini, in relazione alle ispezioni condotte dalla Guardia di Finanza o Agenzia delle Entrate nei loro locali. Secondo la Corte infatti le autorità hanno al momento un “potere discrezionale illimitato” su portata e condizioni delle verifiche, che possono implicare l’esame, la riproduzione e il sequestro di documenti contabili e scritture extracontabili.



Le ispezioni esaminate dalla Cedu sono avvenute tra il 2018 e il 2022, ma la Corte ritiene che le criticità siano dovute a un problema generale legato alle leggi e prassi in vigore, che “non forniscono sufficienti salvaguardie, perché la legalità, necessità e proporzionalità degli interventi non è soggetta a sufficiente scrutinio”. E ha respinto la difesa del governo, che aveva evidenziato come le verifiche puntino a combattere l’evasione discale e siano pianificate ogni anno in base alle linee guida dell’amministrazione fiscale e del ministero dell’Economia. Non solo: i ricorrenti, aveva sottolineato, avrebbero dovuto fare ricorso. Secondo i giudici “è cruciale” adottare specifiche misure per risolvere le criticità.


⁠ 

 ⁠

In primo luogo, dice la Cedu, il quadro normativo nazionale, se necessario attraverso le relative indicazioni di prassi amministrativa, dovrebbe indicare chiaramente le circostanze e le condizioni in cui le autorità sono autorizzate ad accedere ai locali e ad effettuare verifiche in loco e controlli fiscali nei locali commerciali e in quelli usati per le attività professionali. Nella sentenza i giudici evidenziano che i casi esaminati mostrano che il potere dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza di decidere sulla necessità, il numero, la durata e l’entità delle ispezioni e delle informazioni richieste e poi copiate o sequestrate non era regolamentato.

L’altra richiesta della Cedu è che la legislazione preveda che aziende e professionisti abbiano a disposizione un ricorso “efficace” affinché un giudice valuti se le autorità hanno rispettato i criteri e le restrizioni riguardanti le condizioni che giustificano le ispezioni e verifiche fiscali e la loro portata. La Corte specifica che la possibilità di fare ricorso non dovrebbe essere subordinata al fatto che le ispezioni e verifiche fiscali abbiano condotto a un avviso di accertamento fiscale, né debbano diventare disponibili solo quando il procedimento di accertamento fiscale è stato concluso. Se un contribuente ritiene che i pubblici ufficiali stiano agendo contro la legge, dovrebbe avere a disposizione “qualche forma di revisione vincolante prima che l’ispezione sia finalizzata”.


L’Italia è stata condannata a pagare 3.200 euro a ogni azienda che ha fatto ricorso a copertura del danno non pecuniario.


Associati & partners      Tel/Fax: 0875/966615       E-MAIL: associatiepartners@pec.it    P.IVA:  02621290697     EMAIL: associatiepartners1@gmail.com

Associati & partners © 2012  |  Privacy Policy  |  Powered by Memory Solutions